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Bésame mucho: come crescere i tuoi figli con amore (Carlos Gonzàlez)

Ho letto il libro in oggetto, pubblicato per la prima volta nel 2005 da Coleman Editore.

L’autore è un medico pediatra di Barcellona, che ribalta il punto di osservazione, costringendoci fisicamente ad abbassarci e guardare con gli occhi dei bambini.

Nel libro vengono affrontate tematiche che stanno a cuore a tutti i genitori. Vorrei qui offrire alcuni spunti, per rimandare alla piacevolissima lettura del testo integrale.

• Perchè il bambino non vuole dormire da solo?

Gonzàlez ci invita a riflettere sulle nostre origini, i nostri antenati: gli “uomini delle caverne”. Noi discendiamo direttamente da loro e abbiamo ereditato un patrimonio genetico antico di migliaia di anni. L’istinto è qualcosa che fa parte di tutti gli animali, e così anche dell’uomo, serve per la sopravvivenza e per garantire una buona discendenza. Così i piccoli che dormivano con i genitori, accanto a loro, erano protetti, riscaldati e avevano maggiori possibilità di sopravvivere. Allontanarsi da loro, nel momento più pericoloso della giornata (la notte), significava esporsi al freddo, ai predatori e ad altri pericoli.

Inconsciamente i nostri piccoli cuccioli “ricordano” queste cose e, anche quando hanno le capacità razionali per capire che nelle nostre case non corrono alcun pericolo, verso i 3-4 anni, continuano a preservare quell’istinto millenario che ha favorito la nostra specie. Allora cercano un compromesso: una storia prima di addormentarsi, una coccola con la mamma, una ninna nanna…qualcuno che vegli su di loro finché non si addormentano.

È andata avanti così per tantissimo tempo, perché opporci e costringere il nostro cucciolo all’isolamento in una stanzetta, magari rinchiuso dentro ad una culletta dalle sponde alte?


• Perché i bambini piangono?

Ci sono molte cause che, quotidianamente e più volte al giorno, provocano malessere o tristezza nei bambini: l’allontanamento dalla madre, il non riuscire a fare qualcosa, il notare qualcosa di strano senza sapere di cosa si tratta, l’aver bisogno di qualcuno e non sapere come ottenerlo… Il pianto è la manifestazione di un bisogno, non un modo per infastidire gli adulti o esprimere un capriccio.

I bambini spesso piangono non appena la madre lascia la stanza in cui è il bambino, con l’intento di lasciarlo lì a dormire. Alcuni “esperti” (vedi “Estivill”) hanno trovato il modo per vendere libri istruendo i genitori su come comportarsi contro-natura, facendo propri metodi altrui (in origine la teoria del “lascia piangere il bambino che prima o poi smetterà” era di Feber).

La spiegazione del pianto immediato del bambino è da ricercarsi, come sempre, nel suo istinto: pensate che sarebbe sopravvissuto un bambino che, abbandonato dalla madre, non richiama immediatamente la sua attenzione? No. Un bambino che rimane solo nella foresta è vulnerabile, possibile preda di bestie feroci, esposto al freddo o al troppo caldo…

• Perché richiamano la nostra attenzione?

L’esempio di Gonzàlez è questo: siamo al bar con nostro marito, giunge una signora che inizialmente ci saluta e ci fa molti complimenti, poi comincia a conversare con nostro marito senza più degnarci di uno sguardo. Giustamente noi ci sentiremmo escluse, frustrate e arrabbiate!

Lo stesso accade quando un/una conoscente fa i complimenti al nostro bambino e poi si mette a chiacchierare con noi! Il bambino, prima oggetto di attenzioni e chiamato ad interagire, si ritrova poi solo e ignorato. Cercherà così, in base alle capacità che avrà, di attirare la nostra attenzione. Per lo più, dopo i 2 anni, i bambini compiono azioni che sanno essere chiaramente vietate, per ottenere una risposta immediata e l’attenzione dell’adulto. Non è una sfida, è il metodo più rapido per ottenere ciò che desiderano!

Allo stesso modo, viene interpretata la teoria di Langis, secondo il quale i bambini hanno bisogno di “sentirsi dire di no”. Secondo Gonzàlez in realtà, non è tanto il contenuto del messaggio, quanto il modo di rivolgersi al bambino (guardandolo direttamente negli occhi, con voce ferma e tranquilla) che lo fa sentire al centro dell’attenzione e dunque lo spinge ad essere più coinvolto.

In definitiva: i bambini hanno bisogno della nostra attenzione, vogliono essere partecipi nella nostra vita, condividere il maggior numero di esperienze e scoperte con noi…e se noi non soddisfiamo spontaneamente questo loro bisogno, sono loro a ricordarci di farlo, nei modi che hanno a disposizione!

Altri spunti che vengono affrontati:
• Perché sono gelosi?
• Quando diventano indipendenti?
• Perché vogliono stare sempre in braccio?
• Cos’è l’insonnia infantile?

Consiglio la lettura, o l’ascolto delle audioletture esistenti: Audible

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